Opera della Provvidenza Sant'Antonio

L’Opera della Provvidenza Sant’Antonio è una struttura della diocesi di Padova attiva dal 19 marzo 1960 che si sviluppa come un villaggio. L’O.P.S.A. è estremamente articolata e accoglie al suo interno diverse realtà:

  • 9 residenze per un totale di 27 nuclei residenziali, vere e proprie case, per persone con disabilità intellettiva che non possono più vivere con la loro famiglia per la complessità della loro condizione psico-fisica o per la mancanza di famigliari che possano occuparsene;
  • Una comunità per religiosi anziani non autosufficienti;
  • Un centro servizi per malati di Alzheimer o con demenze gravi, attrezzato per seguire la malattia in tutta la sua evoluzione, suddiviso in 2 centri diurni e 5 nuclei residenziali in 2 case;
  • Un’infermeria, nella quale vengono curate quasi tutte le patologie che possono colpire gli ospiti, dotata di un poliambulatorio specialistico al quale possono accedere anche i disabili intellettivi del territorio.

Il “centro” della struttura è la persona in tutto il suo essere fisico e relazionale: ogni ospite è accolto in un nucleo residenziale che ospita al massimo una ventina di persone. L’ospite riceve tutte le cure sanitarie e le attenzioni di cui ha bisogno e la sua “casa” è strutturata in modo da dare la maggiore autonomia possibile ai suoi abitanti che risultano essere quotidianamente impegnati in mansioni compatibili con le proprie capacità e attitudini.
Ciascun nucleo è anche il punto di partenza dal quale l’ospite si muove per svolgere tutte le attività che più gli sono congeniali. È così che trovano spazio la compagnia teatrale che si esibisce in un vero e proprio teatro, il coro, la squadra di calcio e le varie attività sportive realizzate in palestra, i percorsi spirituali, i laboratori educativi espressivo, ricamo, cartonaggio, mosaico, creta e tanti altri, le uscite nel territorio e le gite e molte altre attività anche riabilitative e di stimolazione a vari livelli. 

Il Volontariato all'O.P.S.A

Il termine volontario forse è un po’ semplificativo, perché quando si frequenta l’O.P.S.A., seppure per periodi brevi, si entra a fare parte di una grande famiglia formata non solo dagli ospiti, dai religiosi, dal personale sanitario e dagli educatori, ma anche dagli altri volontari, dai famigliari degli ospiti e da tutte le persone che a vario titolo frequentano la struttura. Le attività svolte dai volontari sono di vario tipo: l’animazione e l’accompagnamento degli ospiti, la collaborazione nei laboratori o la fornitura di servizi specialistici (come il supporto al guardaroba, il servizio parrucchieri o le visite mediche specialistiche negli ambulatori). La forma più diffusa di presenza dei volontari nella struttura è l’inserimento in un nucleo residenziale che implica una presenza di tre ore alla settimana (dalle 9.00 alle 12.00 oppure dalle 15.00 alle 18.00) per l’accompagnamento e l’animazione delle persone con disabilità che vivono nello stesso, collaborando con il responsabile e con tutte le figure professionali presenti. Essere un volontario all’Opera vuol dire iniziare un percorso straordinario in cui vengono un po’ stravolti i modi di vedere le situazioni personali e le relazioni. La relazione con gli ospiti è istantaneamente affettiva e basata su una semplicità a cui spesso non si è più abituati. Ci si accorge che la vita non è esattamente come la intendiamo e la parametrizziamo nella quotidianità un po’ frenetica e finalizzata alla produttività; la vita è un Dono ed è fatto anche di tante sfumature: storie di vita vissuta che vengono condivise senza un perché, un disegno, il sorriso soddisfatto di chi realizza per la prima volta qualcosa insieme al volontario… tutte cose che ci vengono regalate e aprono la mente allargando il concetto di dignità e di capacità, lasciando intuire un po’ più da vicino la meraviglia del Dono di Dio.

Alcune testimonianze dell'Associazione Elisabetta d'Ungheria
all'Opera della Provvidenza Sant'Antonio (Opsa)

Alcune sensazioni...

Mi sento di condividere con te alcune sensazioni che sto provando da quando ho iniziato il mio percorso di volontariato all’O.P.S.A..

Il primo giorno, confesso di essermi sentita molto timorosa ed emozionata, ma soprattutto preoccupata di non essere all’altezza di affrontare realtà così sconosciute, rispetto alla mia vita di tutti i giorni.

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Un'altra occasione...

Mi chiamo Riccardo, ho 19 anni e faccio il volontario settimanalmente presso l'OPSA di Rubano.

Cominciò tutto un anno e mezzo fa, con un disguido giudiziario e un obbligo di servizio sociale. L'unica cosa che pensai fu "Che noia!" e poi "Ma sì, durerà poco!" e, svogliato a mille, ogni mercoledì mi recavo ad aiutare un gruppo di “ragazzi” che ho scoperto nel tempo come persone stupende, piene di amore e di gioia, e con un immenso bisogno di aiuto; con quello sguardo così umile che, di primo acchito, richiama quello di un bambino bisognoso di mille attenzioni, attenzioni non dovute a capricci, bensì a situazioni di vita instabili e sofferenti…

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La mia esperienza...

Ho intrapreso l’esperienza presso l’OPSA durante l’anno del mio noviziato nell’ordine dei Frati Minori Conventuali,infatti il servizio nell’area socio-caritativa è parte fondamentale della formazione religiosa. Non è la mia prima esperienza in una struttura del genere, ma sicuramente è quella più profonda e appunto formativa.

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